Biblioteche Riunite “Civica e A. Ursino Recupero” di Catania

CONTINUA IL MAGGIO DEI LIBRI IN BIBLIOTECA. MERCOLEDI’ 11 MAGGIO ORE 10.00 PRESENTAZIONE DEL TERZO VOLUME DEL DIZIONARIO DELLE SCIENZE E DELLE TECNICHE.

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Mercoledì 11 Maggio alle ore 10.00
nel Refettorio piccolo delle Biblioteche Riunite,
dopo i saluti della Direttrice Rita Angela Carbonaro,

Nicola Basile, Paola Radici Colace e Giuseppe Gembillo
presenteranno il Volume:
 I classici e la nascita della Scienza europea moderna

Vol.III – Dizionario delle Scienze e delle Tecniche

 diretto da P. Radici Colace

Fabrizio Serra Editore.

Interverranno Antonio Pugliese e Rosy Santoro

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Il quinto e il nono libro dell’Onomasticon di Polluce, con il supporto della dottoressa Priola, sono stati tradotti da Antonio pugliese, ordinario di clinica medica veterinaria dell’Università di Messina, uno dei maggiori esperti di “Pet therapy” in Italia.

Professore Pugliese, quale è il mondo “animale” rappresentato nel vocabolario di Polluce? 

E’ un rapporto di grande complessità e armonia at tempo stesso. I greci sono un popolo di grandi conoscitori degli animali che popolavano i monti o le ialudi e si prestavano ad esser cacciati: l’aquila con it suo volo maestoso, che tutto vede dall’alto, è sempre stata oggetto di sconfinata ammirazione. Cosi come è di grande interesse il rapporto con gli animali domestici, che vivevano simbioticamente con gli uomini.

Coabitavano?

Si. Un animale amico era ad esempio il furetto, addestrato a stanare la preda, che addenta utilizzando i due incisivi pronunciati, per consegnarla viva, senza sgozzare. L’uomo greco è un precursore della “pet therapy”, vive in simbiosi con il cane. con il gatto, con il cavallo. Sono decine le epigrafi scoperte nelle tombe che immortalano questo inscindibile rapporto.

Ma il rapporto più forte è con il cane?

E’ attestata una grande varietà di cani. anche molossodi, utilizzati per la caccia. E la varietà è arricchita da una serie di incroci tra cani e lupi. dove poi spiccano fenomeni come il cane cirneco adottato già allora non solo sull’Etna per il suo fiuto e la sua agilità.

E i cavalli?

E’ un uso vario. Il cavallo non si utilizza solo per il trasporto, insieme ai muli e raramente ai bovini. ma anche per la nobile arte della caccia. C’è una varietà di termini in Polluce per descrivere gli ornamenti. la sella, il cocchiere, i componenti del carro, la ruota, perfino i mozzetti. E poi fanno capolino anche le malattie degli animali, la rabbia per i cani, Polluce descrive anche la peculiarità di alcuni cani “pazzi” siciliani. Si fa cenno alla podagra, alla pellagra, uno studio attento alle malattie degli animali.

E gli asini?

Viene elogiata già allora la infaticabile capacità di lavoro da”soma”: Dioniso cavalca l’asino, non un cavallo. E si scopre anche l’andatura “a quattro tempi” diversa da quella del cavallo, le sollecitazioni della groppa a livello dei glutei, da cui partono le terminazioni nervose, che danno benefici effetti all’andatura. Ma Polluce fa una descrizione davvero variegata di cavezze, stringhe, briglie. I cavalli sono curati non sono nella stalla ma anche nella strada.

I greci erano animalisti?

Non solo: studiavano gli animali. Del cirneco dell’Etna, razza che proviene dall’Egitto, avevano già capito che era soggetto più di attri alla lesmaniosi. Polluce destina ben trenta termini allo sguardo degli animali e dei sinonimi: la struttura, la lucentezza, il colore dell’iride: sa che l’occhio è l’anima dell’animale.

[Fonte: centonove]

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MESSINA. Un metaromanzo: sono tre i “segreti” dell’Onomasticon scoperti dalla professoressa Paola Radici Colace e dal gruppo di allieve che l’ha seguita in questa avventura di traduzione di Polluce ancora in corso. La studiosa ha rilevato tre livelli di lettura dell’opera del retore greco. La prima è nel segreto delta sintassi,l’organizzazione logica del fluire delle parole in corrispondenza del significato dei vari contenuti; l’organizzazione come vocabolario “metodico”, che “dall’esterno va all’interno” dei significati; quindi la concezione Verbale del “doppio significato”, il vocabolario semantico che si libera per campi semantici, “offrendo una lettura contestuale del lessico” in cui ogni “lemma” analiszzato in modo “proposizionale”. Una scoperta, nata dalla continua lettura dell’opera, prima considerata da molti studiosi, “confusa”, confermata poi dalle lettere “prefatorie” di ognuno dei dieci libri, che fanno luce sul rapporto complesso che lega l’autore al destinatario, Commodo. Un vocabolario che per la prima volta nella storia, da freddo elenco di nomi e di sinonimi e contrari riesce anche a farsi “romanzo” che rappresenta un’epoca, facendo parlare cose, solo apparentemente inanimate.

 

[Fonte:centonove]

maschera-femminile-324Può diventare un’avventura la traduzione di un vocabolario antico? A sentire Paola Radici Colace, ordinario di filologia classica all’Università di Messina,”si, è qualcosa di emozionante che ti immerge in un mondo fascinoso, antico, e quando ne scopri il legame segreto e intimo dei lemmi e delle glosse si dischiude un mondo nuovo, che svela significati sottesi e inattesi”. Questo segreto, dopo anni e anni di ricerche, Paola Radici Colace lo ha scovato nei libri “I” e “X” dell’Onomasticon di Polluce, “il maestro di retorica nato a Naucrati, in Egitto, che dedica questa monumentale opera a un nobile allievo, il futuro imperatore Commodo, per migliorare la sua competenza linguistica e offrire nella gamma dei sinonimi che propone la possibilità di trovare la parola giusta”.

Un lavoro monumentale che sta per essere completato e che ora l’Accademia dei Lincei ha deciso di pubblicare per metterlo a disposizione di tutte le università del mondo che saranno chiamate ad arricchire le loro biblioteche antiche. L’opera di traduzione ha infatti preso in considerazione un numero impressionante di “items”, quasi sedicimila lemmi tra “definienda” e “definentià”, sui quali si innestano 3447 citazioni citazioni d’autore, “per molte delle quali Polluce è l’unica fonte”. Il risultato che ne viene fuori è quasi una riscrittura della lingua antica, dal 178 al 170 d.c. che svela i nomi degli Dèi, dell’uomo, i legami familiari. delle tecniche in uso nei mestieri. i nomi relativi alla caccia, al simposio, alle strutture urbanistiche delle città, anche ai gioghi in uso tra i bambini. “E si scopre che non abbiamo inventato nulla” sorride Paola Radici Colace.

E’ un vocabolario che potrebbe servire anche ai politici di oggi?

Senz’altro. Oltre che una buona grammatica, sugli usi e le consuetudini.

Come si è avventurata in quest’opera? E chi l’ha aiutata?

La traduzione di Polluce è un punto di acquisizione di un lungo cammino di studi cominciato nel 1979. Insieme alla cara collega Maria Caccamo Caltabiano, abbiamo intrapreso insieme lo studio di quello che sarebbe poi diventato un importante contributo sulle parti dell’Onomasticon relative agli aspetti monetali e commerciali descritti nel vocabolario.

E poi? 

Ho continuato con altri allievi a studiare il lessico didattico-pedagogico, quello giuridico e quello musicale, quello agricolo e tante altre parti dell’Onomasticon che venivano ad interferire con altri campi di ricerca.

Chi l’ha supportata per la parte agricola? 

Un allievo romano. il professore Emnanuele Lelli, esperto di botanica e agricoltura greca e romana.

E per la veterinaria? 

Violetta Scipinotti. che ha redatto le voci di scienze e delle tecniche e adesso, in maniera più incisiva. per il terzo volume delle scienze e delle tecniche, ho avuto il supporto del professore Antonio Pugliese e della figlia Michela, che è bravissima.

E a rileggere questi dieci volumi, quale è la scoperta che l’ha maggiormente colpita?

La scoperta più importante e emozionante, nel rapporto con il testo, è stata quella relativa alle individuazione interna al vocabolario della sua parte “macro” e “micro”. Di fronte alla diffusa opinione che ci si trovasse davanti a un’opera confusa, che affestallava nomi senza un ordine individuabile, ho scoperto che il dizionario di Polluce aveva invece un ordine domestico. E questo retrodata di 1200 anni il momento in cui si riteneva si cominciasse a scrivere dizionari domestici.

Un esempio pratico? 

Polluce aveva intuito che il nome era portatore di tanti tratti distintivi che avevano diritto di cittadinanza in altrettanti campi semantici. Questa teoria, scoperta da Roman Jakobson, era già in uso nell’Onomasticon. Il termine “scuola” sta nel quarto libro dove si parla dei saperi e sta anche nel nono dove si parla della struttura urbanistica: la scuola è un edificio.

 

[Fonte:Poster Cultura – Immagine:Il Sole24Ore]